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Come sono diventato Videomaker

Una grande passione per le videocamere sin da piccolo, quando mi divertivo a filmare amici e personaggi di Bonelle, un piccolo paese toscano

marcobartolomei videomaker

Sono nato in un piccolo paese di nome Bonelle , ad una manciata di kilometri da Pistoia, in Toscana. Sin dall’età di 10 anni ho coltivato una grande passione per i film e soprattutto per le modalità con cui venivano creati.Nel 1974 ho usato per la prima volta una videocamera super 8 philips , che mi fece provare un amico. Nel 1980 comprai la mia prima videocamera; una sony analogica con 150 mila lire. …. continua… Mi piace continuare con l’intervista rilasciata ad ANTONELLA PEDERIVA, scrittrice, poeta coll.ce giornalistica.

Marco Bartolomei. Una vita da Videomaker.

Antonella Pederiva, citizen web journalist, scrittrice e poeta veneta / coll.ce di Marco Bartolomei

5 Luglio 2018 Antonella Pederiva

Incontrare Marco Bartolomei è entrare in un mondo fatto di suoni e movimenti, e di paesaggi. E’ fare un viaggio senza bisogno di prendere aerei e treni, basta fissare lo sguardo sui suoi video. Documentari e musica, grandi concerti che ti portano direttamente lì, dove la sua telecamera li ha osservati. Inquadrature mozzafiato, che rivelano istanti e catturano espressioni. L’appuntamento è a Cittadella, nel mio Veneto, e il suo primo commento è ” Meravigliosa. Questa la devo filmare!” . Non smette mai di essere videomaker, Marco, nemmeno mentre sorseggia il caffè; i suoi occhi vagano alla ricerca di un particolare, i suoi occhi inquadrano, analizzano, curiosi e vitali, mettono a fuoco.

Un grande professionista, freelance, sulla scena da più di trent’anni.

Qual è stato, Marco, il motivo per cui hai deciso di fermare il mondo in una telecamera?

Fin da piccolo, ho avuto questa passione per le vecchie cineprese, per i filmini in super-otto. Mi piaceva seguire e osservare quelle tre o quattro persone che si dilettavano a riprendere. Ricordo che stiamo parlando diquarant’anni fa, ed erano veramente pochi quelli che vi si cimentavano.

Video e arte. Un connubio possibile?

Un connubio sicuramente possibile. Arte e video insieme si completano. L’arte senza video può restare prerogativa di pochi. La bellissima città di Bassano del Grappa, raccontata attraverso il mio video “Passeggiando per Bassano”, potrebbe essere irraggiungibile dagli anziani della mia città, Pistoia. Il mio video gliel’ha portata a casa e fatta conoscere. Così è anche per un’opera d’arte, per un quadro, per un concerto.

I video sono arte?

Sì, i video sono arte e chi li fa deve essere un artista.

Cosa pensi sia cambiato nel tuo lavoro dai tuoi esordi ad oggi?

Quando io ho iniziato, si era agli albori delle videoriprese. C’erano le cassette VHS e guardavamo in TV ciò che i cameraman filmavano. Io filmavo Damasco, poeta popolare del mio paese, oppure le feste più importanti di Pistoia. Al massimo qualcosa su Firenze. Ora, con l’avvento dell’era digitale, è cambiato tutto. Soprattutto dal 2000, con i social Network, con Facebook, con Instagram, con Twitter. Tutti possono vedere video sui loro telefonini o sul PC, quindi anche il lavoro del cameraman, che nel frattempo si è evoluto in videomaker, ha dovuto adeguarsi, è diventato ancora più difficile; è diventato, appunto,un’arte. Bisogna saper postare sulle piattaforme, bisogna aggiornarsi continuamente per restare a passo con i tempi, per reggere la concorrenza.

A quale tuo video sei più affezionato?

Ce ne sono molti, ma quello a cui sono più affezionato in assoluto è quello che ho fatto ad Ermal Meta, il vincitore di Sanremo di quest’anno insieme a Fabrizio Moro, a Montespertoli, un anno fa. Ermal è rimasto nell’ombra per anni come compositore e paroliere. Aveva scritto brani per Emma, lo stesso Moro, Mengoni. Io mi ero accorto che nella classifica dei più venduti, i primi cinque erano stati scritti da lui. Ho preso al balzo l’opportunità di incontrarlo, intervistarlo e filmarlo. In lui ho trovato un animo sensibile, una bella persona, vera. Dopo quella prima volta lo ho intervistato altre volte, a Firenze, Perugia, ad Assisi e a Pistoia per il Festival Blues. Siamo rimasti amici e gli ho scritto pure in occasione del Festival di Sanremo. Poi sono affezionato ad altri video importanti, come quello a Gloria Gaynor, grande star internazionale, a Sting, a Santana e poi ad un grande personaggio, Don Backy, che mi ha chiamato personalmente in occasione dell’avvio del suo tour per chiedermi di filmarlo. Un grande onore ed una grande soddisfazione. E’ in queste cose che ti accorgi di aver lasciato un segno e che il lavoro e i sacrifici di una vita sono serviti a qualcosa.

Perché hai optato per un percorso da freelance?

Pochi sanno che io lavoro anche nella sanità, come infermiere. Un lavoro che non mi sono sentito di abbandonare, perché tanto mi ha dato sul piano umano in questi miei 40 anni di servizio. Con l’Usl sono impegnato solo al mattino, questo mi consente di dedicarmi anche a quella che è la mia grande passione. Mi è servito molto il rapporto con il malato perché è necessario essere anche bravi psicologi. Ho trasportato questa mia competenza anche al lavoro di videomaker, per capire l’artista nei suoi diversi aspetti.

Marco Bartolomei qui al Teatro Lyrick di Assisi

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Uno dei miei progetti futuri è quello di venire da te a Bassano per fare “Passeggiando per Bassano 2”. Il primo con le sue oltre 51.000 visualizzazioni è stato un successo. Ha ottenuto consensi in Toscana e in Veneto, ma credo in tutta Italia. Poi ci sono i concerti. A Pistoia ho il Pistoia Blues, dove filmerò grandi artisti nazionali ed internazionali. Primo fra tutti Graham Nash, che presenterà il suo nuovo album “Over The Years”, una raccolta di 30 brani che unisce le sue più famose canzoni. Una grande star internazionale che ha fatto più di 1000 concerti di beneficenza e grande attivista nel sociale. E poi James Blunt, e ancora Francesca Michielin, Gianna Nannini e altri. Ho in programma pure Marostica con Alvaro Soler e tanti altri progetti che fanno seguito ad un 2017, dove con 31 Top-eventi sono salito alla cronaca dei videomaker con le riprese a Ermal Meta, Michele Bravi, Gigi d’Alessio, Modà, Tiro Mancino, Nomadi e molti altri. Vediamo di proseguire su questa strada, con sempre più motivazione e con la voglia di mettersi in gioco.

TORNERÒ – I SANTO CALIFORNIA

Di Antonella Pederiva

Rivedo ancora il treno

Allontanarsi e tu

Che asciughi quella

lacrima

Tornerò

Com’è possibile

Un anno senza te

Adesso scrivi,

aspettami

Il tempo passerà

Un

anno non é un secolo

Tornerò

Com’è difficile

Restare senza te

Sei Sei

la vita mia

Quanta nostalgia

Senza te

Tornerò

Tornerò

Da quando sei partito

è cominciata per me la

solitudine

Intorno a me c’è il

ricordo dei giorni belli

del nostro amore

La rosa che mi hai

lasciato si è ormai

seccata

Ed io la tengo in un

libro che non finisco

mai di leggere

Ricominciare insieme

Ti voglio tanto bene

Il tempo vola,

aspettami

Tornerò

Pensami sempre, sai

E il tempo passerà

Sei

Sei la vita mia

Amore, amore mio

Quanta nostalgia

Un anno non è un

secolo

Senza te

Tornerò (tornerò)

Pensami sempre, sai

(tornerò)

Tornerò

DEVE CHIAMARSI TRISTEZZA – FERNANDO PESSOA

Di Antonella Pederiva

Deve chiamarsi

tristezza

questo che non so

cosa sia

che m’inquieta senza

sorpresa,

nostalgia che non

desidera.

Sì tristezza – ma quella

che nasce dal sapere

che lontano v’è una

stella

e vicino v’è il non

averla.

Sia quel

che sia, è quel che ho.

Tutto il resto è solo

tutto.

E lascio andar la

polvere che prendo

dalle mani piene di

polvere.

ANCORA ABBIAMO PERSO QUESTO TRAMONTO – NERUDA

Di Antonella Pederiva

Ancora abbiamo perso

questo tramonto.

Nessuno stasera ci

vide con le mani unite

mentre il vento azzurro

cadeva sopra il mondo.

Ho visto dalla mia

finestra

la festa del ponente sui

monti lontani.

A volte, come una

moneta

si incendiava un pezzo

di sole tra le mani.

Io ti ricordavo con

l’anima stretta

da quella tristezza che

tu mi conosci.

Allora dove eri?

Tra quali genti?

Che parole dicendo?

Perché mi arriva tutto

l’amore d’un colpo

quando mi sento triste

e ti sento così lontana?

Cadde il libro che

sempre si prende nel

tramonto

e come un cane ferito

ai miei piedi rotolò la

mia cappa.

Sempre, sempre ti

allontani nelle sera

dove corre il tramonto

cancellando statue.

TORNERO’. LA NOSTALGIA E LA LONTANANZA IN MUSICA E POESIA.

Video di Marco Bartolomei. PUPO Live a Casalguidi (Pt)

Di Antonella Pederiva

Enzo Ghinazzi in arte PUPO / marcobartolomei foto

Nostalgia, dal greco nostos, ritorno a casa, e algos, dolore. Il dolore del ritorno. Nessuno di noi è mai stato immune da questo sentimento. Ognuno di noi sa cosa significhi lo struggente desiderio di persone, cose, situazioni che abbiamo dovuto relegare solo nei nostri pensieri. Brutta bestia la lontananza dagli affetti, da coloro che amiamo, dalle presenze che ci davano conforto e sicurezza. I poeti, spesso, hanno provato a spiegare cosa prova un cuore distante, così hanno fatto pure i parolieri. Poesia e musica, d’altronde, vanno a braccetto, sono figlie della stessa sensibilità.Io vorrei proporvi tre significative rappresentazioni di nostalgia. “Ancora abbiamo perso questo tramonto” di Pablo Neruda, “Deve chiamarsi tristezza” di Fernando Pessoa e “Tornerò”, la famosa canzone del gruppo “I Santo California” , scritta da Elio Palumbo (musica di Ignazio Polizzy Carbonelli, Claudio Natili, Marcello Ramoino), nel video allegato, magistralmente interpretata da Pupo durante il suo live del 20 settembre 2021 a Casalguidi (Pistoia).

IL JOLLY

di Antonella Pederiva

Chi sei tu? Sei un fante di fiori, una donna di cuori, un asso di quadri, un due di picche? Già, perché ognuno di noi non è che una carta in quel grande solitario chiamato vita, una carta che esce a un certo punto del gioco, prende il proprio posto sul grande tavolo dell’universo e segue le regole che altri hanno stabilito. Ma che cosa ci accadrebbe se, nel “grande solitario”, spuntasse un jolly…..?Tratto da “L’enigma del solitario” di Jostein Gaarder

RESTARE IN SILENZIO. IL MESSAGGIO D’AMORE DI NERUDA

Di Antonella Pederiva

Ora conteremo fino a dodici

e tutti ci fermeremo.

Per una volta sulla faccia della terra,

non parliamo alcuna lingua;

fermiamoci per un secondo

e smettiamo di gesticolare tanto.

Sarebbe un momento esotico,

senza fretta, senza motori;

ci troveremmo tutti insieme

in un’improvvisa stranezza.

I pescatori nel freddo mare

non farebbero del male alle balene

e l’uomo che raccoglie sale

si guarderebbe le mani ferite.

Quelli che preparano guerre verdi,

guerre coi gas, guerre col fuoco,

vittorie senza sopravvissuti,

indosserebbero abiti puliti

e camminerebbero con i loro fratelli

all`ombra, senza far nulla.

Quello che voglio non va confuso

con l’inerzia totale.

E`della vita che si tratta;

non faccio patti con la morte.

Se non fossimo ossessionati

dal tenere la vita in movimento,

e una volta tanto potessimo non far nulla,

forse un immenso silenzio

interromperebbe questa tristezza

di non capirci mai

e di minacciarci di morte a vicenda.

Forse la terra ce lo può insegnare,

come quando tutto sembra morto

e poi si dimostra vivo.

Ora conterò fino a dodici

e voi starete in silenzio e io me ne andrò.

Fa parte della raccolta Estravagario (1958) e comincia con un invito, la poesia di Pablo Neruda che voglio proporvi oggi nell’anniversario della sua morte, il 23 settembre 1973 a Santiago del Cile. Premio Nobel per la letteratura nel 1971, Neruda si trovò a vivere uno dei momenti più difficili nella storia del suo Paese. “Io non vado a morire. Vivrò!” ebbe a dire un giorno. Aveva ragione. La morte lo ha consacrato all’immortalità. Cantore delle passioni umane e dell’amore, sentimento che nobilita l’uomo e che rivela, attraverso di esso, la sua natura divina. Abbiamo tutti un disperato bisogno d’amore. Tutti, nessuno escluso. Solo nella terra dell’amore, l’Uomo, profugo e viandante, trova conforto della sua ansia e della sua irrequietezza, trova casa…”Penso”, disse al ritiro del premio, “che la poesia sia un’azione passeggera o solenne in cui entrano in pari misura la solitudine e la solidarietà, il sentimento e l’azione, l’intimità dell’individuo, l’intimità dell’uomo e la segreta rivelazione della natura”. Il poeta sa il valore del suo ruolo, sa che il vero poeta non è poeta solo quando scrive, ma in ogni gesto quotidiano della vita. Il poeta è mentore, è mezzo di comunicazione, è fondamento e non si sottrae al suo compito, qualsiasi compito egli si trovi ad affrontare, amoroso, politico o sociale. La sua morte, ancora oggi, resta avvolta nel mistero; l’ufficialità parlò di un decesso seguito agli esiti di un tumore, la realtà potrebbe essere totalmente diversa. Comunista, ammiratore pentito di Stalin e dell’Unione Sovietica, esule e perseguitato politico, sostenitore di Salvador Allende, il poeta morì poco dopo il golpe del generale Augusto Pinochet.

“Il Poeta agonizzò nella sua casa vicino al mare. Era malato e gli eventi degli ultimi tempi esaurirono il suo desiderio di vivere. La truppa gli aveva violato la casa, avevano rovistato tra le sue collezioni di conchiglie, di chiocciole, tra le sue farfalle, tra i suoi libri, tra i suoi quadri, tra i suoi versi inconclusi, cercando armi sovversive e comunisti nascosti finché il suo vecchio cuore di bardo non aveva cominciato a vacillare. Lo portarono alla capitale. Morì quattro giorni dopo e le ultime parole dell’uomo che aveva cantato alla vita furono: li fucilarono! Li fucileranno! Nessuno dei suoi amici poté stargli vicino nell’ora della morte, perché erano fuorilegge, profughi, esiliati o morti. La sua casa azzurra in collina era semi rovinata, il pavimento bruciato e i vetri rotti, non si sapeva se fosse opera dei militari, come dicevano i vicini, o dei vicini, come dicevano i militari”, scriverà Isabel Allende nel suo libro “La casa degli Spiriti”.”Starete in silenzio e io me ne andrò” termina così la poesia di oggi. “Non faccio patti con la morte, è della Vita che si tratta”, questa vita frenetica, esasperata ed esasperante, in cui continuiamo a minacciarci di morte a vicenda, noi, piccoli esseri dispersi nell’Universo. Forse la Terra ce lo potrebbe insegnare, a stare in silenzio, a trovare pace, se solo tendessimo l’orecchio alle parole della natura, ai ritmi della vita, così come fu agli esordi. Ritrovare la dimensione del silenzio, sforzarci poi di parlare la stessa lingua. La lingua universale dell’amore.

PUPO A CASALGUIDI. UN FUTURO ANCORA DA SCRIVERE

di Antonella Pederiva

foto / marcobartolomei

La gente arriva alla spicciolata in piazza Gramsci a Casalguidi, si siede sulle sedie come le nuove regole impongono, ma saranno tanti coloro che resteranno fuori, che si accontenteranno di ascoltare da lontano. Era prevedibile. Sul palco è atteso Pupo, icona e idolo di una generazione, colonna sonora dell’adolescenza e della gioventù di milioni di ragazzi e ragazze. C’ero anch’io tra loro, c’ero anch’io tra coloro che hanno cantato le sue canzoni fino allo sfinimento. Potrei fare un articolo tecnico, una sintesi della serata come se ne vedono tante ma con Pupo, no, non posso limitarmi a fare un elenco dei brani, pubblicare la scaletta. Pupo è sentimento, sono i miei ricordi, i miei amori, le mie delusioni, le mie risate e i miei pianti. Pupo è il confidente del mio passato che si è fatto presente. Pupo è il mezzo per riportare alla luce le mie emozioni. “Cosa farò ora che tu vai via, dimmi cosa farai, cederò alla pazzia,per scordarmi di te faro il diavolo a tre, sarò forte domani, vedrai sarò forte”. Pagine del mio diario. “Lo devo solo a te se ho ritrovato il posto mio e a ripensarci su, quello non ero proprio io”. Pupo canta, e non è solo un artista, Pupo è l’amico a cui mi sono appoggiata nei miei momenti allegri e tristi, è il filo conduttore di eventi e situazioni. È flashback. È parente. Potrei limitarmi a raccontare l’entusiasmo del pubblico presente, la calda atmosfera che è riuscito a creare coinvolgendo, come sempre, il pubblico nella sua esibizione. Potrei parlare del momento magico dell’incontro con Antognoni. Guai a chi parlava male di lui nella sua “Firenze Santa Maria Novella”! Un tocco di classe in un concerto senza difetto. Potrei, mi accorgo che lo ho fatto, ma oltre a questo vorrei raccontare un uomo che non ha mai fatto nulla per sembrare un divo, che non hai mai nascosto le sue debolezze, che non si è mai nascosto dietro un palcoscenico ma che ha sempre avuto il coraggio delle sue scelte, delle sue decisioni, che ha pagato caro i suoi debiti, che si è esposto senza menzogna. Forse non un esempio di santità, un essere fallibile, ma sicuramente un esempio di onestà concettuale in un mondo dove l’ipocrisia è di casa. Può non risultare simpatico, Pupo, la sua vita, forse, non è da manuale del benpensante, ma chiunque può prendere atto della sua schiettezza e della sua sincerità, valori importanti e fondamentali. Pupo ieri sera ha incantato tutti, per la sua voce a prova di live, per la sua capacità di dialogo, per la sua verve toscana, per il suo immutato carisma. Un piccolo, grande uomo che ha saputo crearsi, distruggersi e ricrearsi. Come ognuno di noi, fragile e indistruttibile, debole e forte ma profondamente umano. Un cantautore che, checché ne dicano i suoi detrattori, ha sconfitto l’usura degli anni, che è sopravvissuto, e pure egregiamente, ad ogni cambio d’abito della musica e dato la polvere a tanti altri big, con il suo stile inconfondibile, con quel timbro da eterno adolescente che è il suo biglietto da visita, con la sua tenacia e con il suo indubbio talento. Quarantasei anni di successo non sono pochi, sono un’immensità se calcoliamo la velocità con cui spariscono le odierne meteore. Pupo a Casalguidi ha solo confermato chi è e qual è il suo posto, ha solo dato l’ennesima prova della sua bravura e delle sue capacità. Su di lui nemmeno una nuvola, solo il sereno di un futuro ancora da scrivere.

GRANDE ATTESA STASERA A CASALGUIDI PER IL CONCERTO DI PUPO

di Antonella Pederiva

“Il tempo fugge via e rincorrerlo non si può. E un giorno poi all’improvviso, ti guardi indietro e dici… no, non, non può essere finita; è stato solo un attimo, e la vita è scivolata via, come sabbia in una mano. Ma soli nella nebbia o in un giorno di sole, per noi ci sarà sempre una canzone”.(Tratto dal singolo di Pupo, “Nei pensieri miei”)

foto / marcobartolomei

Ci sarà sempre una canzone di Enzo Ghinazzi nei miei ricordi e nei ricordi di chi, come me, ha vissuto tutta la sua storia musicale, da quel 1975, quando approdò come cantautore alla “Baby Records”, casa discografica, che, per via della sua corporatura, gli assegnò il nome d’arte “Pupo”. Un uomo controverso, forse; spesso criticato per le sue scelte di vita, ma musicista e cantante di grande caratura, autore di brani indimenticabili. Non si resta sulla cresta dell’onda per 46 anni, per caso o per fortuna, non certamente uno come lui che può affermare con orgoglio di essere sceso a pochi compromessi, di aver sempre diretto le sue scelte senza ipocrisia. Stasera, 20 settembre 2021, Casalguidi avrà l’onore di accoglierlo sul palco dell’evento “Non è la fiera”, organizzato dal Comitato Fiera e dalla ProLoco, con la partecipazione dell’Amministrazione Comunale. Emmea Video & Poetry documenterà il concerto attraverso il video di Marco Bartolomei ed il commento giornalistico di Antonella Pederiva.

LA POESIA DE “IL GIARDINO DEI SEMPLICI” A CASALGUIDI

di Antonella Pederiva

foto marcobartolomei

“Ritornano le note del suo passato, ricorda che era bello quando lui suonava, concerto in la minore”, e il cuore si riempie di nostalgia. Ritornano le note del passato e si uniscono alle note del presente, dipingono un quadro fatto di tournée e successi, di poesie in musica senza tempo, capaci di conquistare ed emozionare i cuori di ogni generazione. Il curriculum vitae della band “Il giardino dei Semplici” è ricco di immagini e di sentimenti, di riconoscimenti, premi e soddisfazioni. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da quel 1974, anno di fondazione, in cui Giancarlo Bigazzi, uno dei migliori compositori e parolieri italiani, propose loro il nome, ispirato all’orto botanico di Firenze, la sua città, il terzo Orto botanico al mondo per antichità (la sua origine risale, infatti, al 1 Dicembre 1545). Gianni Averardi, Gianfranco Caliendo, Andrea Arcella e Luciano Liguori, accettano di buon grado, la storia comincia. Una storia mai conclusa. Nonostante i cambiamenti della società, nonostante abbiano preso piede tra i giovani altre sonorità, il romanticismo, la delicatezza, la profondità dei loro brani resistono, riempiono ancora l’anima di una soffusa dolcezza. M’innamorai, Tu ca nun chiagne, Miele, Concerto in La Minore, ma anche brani più recenti come Zingari, Basta avere lei, Argento vivo e la bellissima, Se un giorno tu. Musicisti d’eccellenza, lo senti subito, nessuna improvvisazione. Studio e tecnica, ispirazione. Ci vuole una notevole dose di talento per resistere alle intemperie del passare degli anni. Sui visi di Andrea Arcella, Luciano Liguori, Savio Arato e Tommy Esposito, gli attuali componenti, non più la freschezza della gioventù ma nessuna ruga nella loro arte. Le mani si muovono con maestria ed incantevole agilità sui loro strumenti, le voci sono le stesse rese ancora più belle, se possibile, dalla maturità. Ho un debole per loro, lo confesso, per quel falsetto che si sposa con le tonalità più basse della voce principale, un mosaico prezioso, un’amalgama straordinaria di colori a comporre un disegno perfetto. Compositori, cantanti e poeti, questi sono gli artisti de “Il giardino dei Semplici”, intramontabili protagonisti del Novecento musicale e di questi nostri anni, eterni; un gruppo che nulla ha a che vedere con le meteore commerciali che quotidianamente ci vengono proposte dalle trasmissioni TV e dalle radio. Un gruppo che merita di essere visto ed ascoltato, che ha ancora tanto da dare e da dire.Sul palco dell’evento “Non è la fiera”, organizzato dal Comitato Fiera, dalla Pro Loco, con l’Amministrazione Comunale di Casalguidi, Pistoia, “Il Giardino dei Semplici“, ha dato per l’ennesima volta, se ce ne fosse stato bisogno, (dopo 23 album, 17 in studio, 3 live e 3 raccolte, 4.000.000 dischi venduti e 1800 concerti) indiscussa e superba prova di sé.

DI PUREZZA E MISERIA L’INSEGNAMENTO DEL BUDDHA NEL NOSTRO TEMPO

Di Antonella Pederiva

“Non lasciare che la mente sia turbata da oggetti esterni né che si perda dietro le proprie idee. Sii libero da ogni attaccamento e da ogni timore. Questa è la via per superare la miseria del nascere e del morire.”

Di miserie umane questo periodo è ghiotto ma il Buddha insegna che l’anima libera non ha timore, sopravvive senza essere attaccata alle cose e alle abitudini. L’anima basta a sé stessa ed in sé stessa trova appagamento.

“Siedo accanto alla finestra inondata dalla luna osservando le montagne con le orecchie,ascoltando il torrente con occhi aperti,Ogni molecola predica una legge perfetta,ogni momento canta un vero sutra:il pensiero più veloce è senza tempo,un solo capello è sufficiente ad agitare il mare.”

Nessuna cosa materiale può infondere la serenità di un cuore in pace con sé stesso. Le leggi dell’Uomo sono fallaci, possono ingannare, non così le leggi della natura, non così la legge di un cuore consapevole di essere in coerenza con le proprie azioni.

“La profondità dell’amore crea un oceano intorno a te e tu diventi un’isola.”

È in quest’isola che il cuore sereno trova conforto. Un’isola in cui la menzogna non approda, in cui la cattiveria non riesce a porre piede. La purezza dell’amore crea un oceano che allontana gli spettri della paura e dell’inganno. In fondo tutto è superfluo all’infuori dell’amore. Cresce in mezzo al fango il fiore del loto; nonostante il fango i suoi petali brillano puri sotto la luce del sole. È nel nostro cuore l’isola. Sono nel nostro cuore le acque cristalline dell’oceano.

ALBERTO RADIUS E LA SUA FORMULA 3 A CASALGUIDI

di Antonella Pederiva

Fonte foto: profilo FB del gruppo “Alberto Radius e la sua Formula 3”

Le canzoni indimenticabili di Lucio Battisti caricano l’atmosfera di pathos, riportano alla mente le calde estati di altri tempi, aprono le porte ai ricordi. La chitarra di Alberto Radius è un ponte tra le epoche, un fil rouge tra le generazioni. Tante cose sono cambiate, nella musica e nella società, purtroppo non in meglio, dagli anni d’oro con la coppia Battisti-Mogol, da quel 1969 in cui Radius, insieme a Tony Cicco e Gabriele Lorenzi, fondò una band destinata a passare alla storia come la più innovativa degli anni ’70. Una band che, con “Questo folle sentimento”, sigla di una trasmissione pomeridiana in Rai, ottenne subito il quarto posto in classifica e schizzò in alto nelle preferenze del pubblico. Anni di successi e di brani intramontabili come Sole giallo, sole nero, Se non è amore cos’è, Io ritorno solo, La folle corsa, Nessuno nessuno, Eppur mi son scordato di te, Sognando e risognando, Storia di un uomo e di una donna. La Formula 3, si sciolse definitivamente nel 2013 ma la sua musica risuona dai palchi con la nuova formazione di Radius e dei suoi musicisti, Viky Ferrara, Paul Lerany, Roby Capuano, Salvatore Bazzarelli; vibra anche il 16 settembre a Casalguidi, nell’ambito dell’evento “Non è la fiera”, organizzato dal comitato Fiera e dalla ProLoco, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, entusiasmando i presenti e riempiendo i cuori di infinita nostalgia.