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Come sono diventato Videomaker

Una grande passione per le videocamere sin da piccolo, quando mi divertivo a filmare amici e personaggi di Bonelle, un piccolo paese toscano

marcobartolomei videomaker

Sono nato in un piccolo paese di nome Bonelle , ad una manciata di kilometri da Pistoia, in Toscana. Sin dall’età di 10 anni ho coltivato una grande passione per i film e soprattutto per le modalità con cui venivano creati.Nel 1974 ho usato per la prima volta una videocamera super 8 philips , che mi fece provare un amico. Nel 1980 comprai la mia prima videocamera; una sony analogica con 150 mila lire. …. continua… Mi piace continuare con l’intervista rilasciata ad ANTONELLA PEDERIVA, scrittrice, poeta coll.ce giornalistica.

Marco Bartolomei. Una vita da Videomaker.

Antonella Pederiva, citizen web journalist, scrittrice e poeta veneta / coll.ce di Marco Bartolomei

5 Luglio 2018 Antonella Pederiva

Incontrare Marco Bartolomei è entrare in un mondo fatto di suoni e movimenti, e di paesaggi. E’ fare un viaggio senza bisogno di prendere aerei e treni, basta fissare lo sguardo sui suoi video. Documentari e musica, grandi concerti che ti portano direttamente lì, dove la sua telecamera li ha osservati. Inquadrature mozzafiato, che rivelano istanti e catturano espressioni. L’appuntamento è a Cittadella, nel mio Veneto, e il suo primo commento è ” Meravigliosa. Questa la devo filmare!” . Non smette mai di essere videomaker, Marco, nemmeno mentre sorseggia il caffè; i suoi occhi vagano alla ricerca di un particolare, i suoi occhi inquadrano, analizzano, curiosi e vitali, mettono a fuoco.

Un grande professionista, freelance, sulla scena da più di trent’anni.

Qual è stato, Marco, il motivo per cui hai deciso di fermare il mondo in una telecamera?

Fin da piccolo, ho avuto questa passione per le vecchie cineprese, per i filmini in super-otto. Mi piaceva seguire e osservare quelle tre o quattro persone che si dilettavano a riprendere. Ricordo che stiamo parlando diquarant’anni fa, ed erano veramente pochi quelli che vi si cimentavano.

Video e arte. Un connubio possibile?

Un connubio sicuramente possibile. Arte e video insieme si completano. L’arte senza video può restare prerogativa di pochi. La bellissima città di Bassano del Grappa, raccontata attraverso il mio video “Passeggiando per Bassano”, potrebbe essere irraggiungibile dagli anziani della mia città, Pistoia. Il mio video gliel’ha portata a casa e fatta conoscere. Così è anche per un’opera d’arte, per un quadro, per un concerto.

I video sono arte?

Sì, i video sono arte e chi li fa deve essere un artista.

Cosa pensi sia cambiato nel tuo lavoro dai tuoi esordi ad oggi?

Quando io ho iniziato, si era agli albori delle videoriprese. C’erano le cassette VHS e guardavamo in TV ciò che i cameraman filmavano. Io filmavo Damasco, poeta popolare del mio paese, oppure le feste più importanti di Pistoia. Al massimo qualcosa su Firenze. Ora, con l’avvento dell’era digitale, è cambiato tutto. Soprattutto dal 2000, con i social Network, con Facebook, con Instagram, con Twitter. Tutti possono vedere video sui loro telefonini o sul PC, quindi anche il lavoro del cameraman, che nel frattempo si è evoluto in videomaker, ha dovuto adeguarsi, è diventato ancora più difficile; è diventato, appunto,un’arte. Bisogna saper postare sulle piattaforme, bisogna aggiornarsi continuamente per restare a passo con i tempi, per reggere la concorrenza.

A quale tuo video sei più affezionato?

Ce ne sono molti, ma quello a cui sono più affezionato in assoluto è quello che ho fatto ad Ermal Meta, il vincitore di Sanremo di quest’anno insieme a Fabrizio Moro, a Montespertoli, un anno fa. Ermal è rimasto nell’ombra per anni come compositore e paroliere. Aveva scritto brani per Emma, lo stesso Moro, Mengoni. Io mi ero accorto che nella classifica dei più venduti, i primi cinque erano stati scritti da lui. Ho preso al balzo l’opportunità di incontrarlo, intervistarlo e filmarlo. In lui ho trovato un animo sensibile, una bella persona, vera. Dopo quella prima volta lo ho intervistato altre volte, a Firenze, Perugia, ad Assisi e a Pistoia per il Festival Blues. Siamo rimasti amici e gli ho scritto pure in occasione del Festival di Sanremo. Poi sono affezionato ad altri video importanti, come quello a Gloria Gaynor, grande star internazionale, a Sting, a Santana e poi ad un grande personaggio, Don Backy, che mi ha chiamato personalmente in occasione dell’avvio del suo tour per chiedermi di filmarlo. Un grande onore ed una grande soddisfazione. E’ in queste cose che ti accorgi di aver lasciato un segno e che il lavoro e i sacrifici di una vita sono serviti a qualcosa.

Perché hai optato per un percorso da freelance?

Pochi sanno che io lavoro anche nella sanità, come infermiere. Un lavoro che non mi sono sentito di abbandonare, perché tanto mi ha dato sul piano umano in questi miei 40 anni di servizio. Con l’Usl sono impegnato solo al mattino, questo mi consente di dedicarmi anche a quella che è la mia grande passione. Mi è servito molto il rapporto con il malato perché è necessario essere anche bravi psicologi. Ho trasportato questa mia competenza anche al lavoro di videomaker, per capire l’artista nei suoi diversi aspetti.

Marco Bartolomei qui al Teatro Lyrick di Assisi

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Uno dei miei progetti futuri è quello di venire da te a Bassano per fare “Passeggiando per Bassano 2”. Il primo con le sue oltre 51.000 visualizzazioni è stato un successo. Ha ottenuto consensi in Toscana e in Veneto, ma credo in tutta Italia. Poi ci sono i concerti. A Pistoia ho il Pistoia Blues, dove filmerò grandi artisti nazionali ed internazionali. Primo fra tutti Graham Nash, che presenterà il suo nuovo album “Over The Years”, una raccolta di 30 brani che unisce le sue più famose canzoni. Una grande star internazionale che ha fatto più di 1000 concerti di beneficenza e grande attivista nel sociale. E poi James Blunt, e ancora Francesca Michielin, Gianna Nannini e altri. Ho in programma pure Marostica con Alvaro Soler e tanti altri progetti che fanno seguito ad un 2017, dove con 31 Top-eventi sono salito alla cronaca dei videomaker con le riprese a Ermal Meta, Michele Bravi, Gigi d’Alessio, Modà, Tiro Mancino, Nomadi e molti altri. Vediamo di proseguire su questa strada, con sempre più motivazione e con la voglia di mettersi in gioco.

IL SILENZIO

di Antonella Pederiva

Quanti tipi di silenzio ci sono? Il silenzio dell’invidia che rode, il silenzio dell’indifferenza, il silenzio della noncuranza, il silenzio dell’odio, il silenzio del rancore, il silenzio dell’incomprensione, il silenzio degli equivoci. E poi il silenzio della tristezza, il silenzio dell’impotenza, il silenzio del dolore e della sofferenza. “Silenzio prima di nascere, silenzio dopo la morte, la vita è puro rumore tra due insondabili silenzi”, scriveva Isabel Allende nel suo romanzo “Paula”, dedicato alla figlia morta per le conseguenze di una rara malattia. Ma il silenzio non è solo ante vita o post morte terrena. Il silenzio è anche assenza di contatto tra le anime, vuoto; da non confondere con l’assenza di rumore, con il suono delle piccole armonie che popolano la terra, il canto dolce delle creature e degli elementi, le sinfonie della natura. È quando il silenzio si impadronisce del cuore che succede l’irreparabile. Il cuore smette di pompare linfa, di inviare nutrimento per la mente, di rigenerare. È questa la morte, e non sempre coincide con la morte del cuore.(Antonella Pederiva)

BUON COMPLEANNO A ISABEL ALLENDE

di Antonella Pederiva .

Buon compleanno a Isabel Allende, nata a Lima, in Cile, il 2 Agosto 1942, procugina dell’ex Presidente del Cile Salvador Allende, una delle scrittrici contemporanee più conosciute e amate, autrice di libri celebri come “La Casa degli Spiriti”, “Eva Luna”, “Paula”, “La Casa delle Bestie”, “D’amore e ombra”, “L’isola sotto il mar”, “L’amante giapponese” “Ritratto in seppia” e molti altri.

“Scrivo per sciogliere gli antichi segreti della mia infanzia, definire la mia identità e creare la mia leggenda. Alla fine, l’unica cosa a cui possiamo attingere a piene mani è la memoria che abbiamo intessuto. Ognuno sceglie la tonalità con cui raccontare la propria storia; a me piacerebbe scegliere la chiarezza durevole di una stampa su platino, ma niente nel mio destino possiede tale luminoso requisito. Vivo tra gradazioni sfumate, velati misteri, incertezze; la tonalità con cui raccontare la mia vita si accorda meglio a quella di un ritratto in seppia.

“(Tratto da” Ritratto in seppia”)

LA PRESUNZIONE DEL SEMBRARE

di Antonella Pederiva

PREṠUNZIÓNE dal lat. praesumptio -onis, der. di praesumĕre «presumere», ‘prendere prima’, comp. di prāe- ‘pre-’ e sumĕre ‘prendere’, trarre da un dato che si conosce argomenti in base ai quali indurre l’esistenza di un dato ignoto, argomentazione o congettura per cui da fatti noti o anche in parte immaginati si ricavano opinioni e induzioni più o meno sicure intorno a fatti ignorati. Ignorare, deriv. di ignārus ‘ignaro”, cioè “inesperto”, a sua volta composto dal prefisso negativo in- e da gnarus, “esperto, pratico”, non al corrente, all’oscuro, inconsapevole. NON AL CORRENTE. Partiamo da qua….

fonte foto web

Siete al corrente? Della mia vita, del mio passato, delle mie esperienze, delle mie delusioni, delle mie sofferenze, dei miei insuccessi, e anche dei miei successi, delle gioie passate, della mia storia? Lo siete? No. Come io non lo sono di voi. Allora non presumete, non presumiamo. Perché la presunzione porta alla convinzione di sapere e porta inesorabilmente al giudizio, derivato di iūdex iudĭcis ‘giudice’, dal latino iudex cioè “colui che dice il diritto”. Diritto che non avete e che non ho.

“Niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale.” (Franco Battiato)

HERMAN MELVILLE, LO SCRUTATORE DELL’ANIMA

di Antonella Pederiva

1 agosto 1819.

fonte foto web

Nasce a New York, Herman Melville, scrittore e critico letterario, autore nel 1851 del romanzo capolavoro “Moby Dick”, uno dei maggiori esponenti del Rinascimento Americano e colonna portante dell’intera letteratura americana, insieme a Nathaniel Hawthorne, Edgar Allan Poe e Walt Whitman, scrutatore attento dell’animo umano, scrittore arguto che evidenziò, nei suoi romanzi, l’ipocrisia dei buoni sentimenti del cristianesimo, lo sfruttamento utilitaristico basato sull’ideologia del progresso e del colonialismo, la devastazione della natura. Melville fu anche, forse soprattutto, poeta, dapprima ignorato, addirittura deriso, come fu d’altra parte anche per tutta la sua opera. Basti pensare che Melville restò per tutta la sua vita scrittore solo nei ritagli di tempo che gli concesse il suo lavoro di insegnante prima e di doganiere poi, e che “Moby Dick” fu riconosciuto dalla critica come uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi, soltanto negli anni venti, trent’anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1891 dopo lunga malattia.

Bellissima la poesia FONTI SOLITARIE, tratta da “Poesie di guerra e di mare”, che vi propongo nella traduzione italiana di Roberto Mussapi, Mondadori, 2019:

Lo so: la gioventù favolosa fugge e svanisce:

ma tu non guardare il mondo con occhi mondani,

non adeguarti al ritmo delle stagioni.

Anticipa e precludi la sorpresa,

sta’ dove staranno i Posteri,

sta’ dove son stati e sono gli Antichi,

e immerse le tue mani in fonti solitarie,

bevi l’essenza del sapere immutabile:

saggio una volta, sarai saggio per sempre.

DA APOLOGIA, L’ULTIMO CANTO DI SOCRATE, UOMO LIBERO

di Antonella Pederiva

fonte foto web

Quando non Conosci-Te stesso

tu non conosci vita, non conosci

che morte in vita e morte

di una vita sincera, di una

imitazione della vita. In alto,

in alto è la misura di distanze

che non puoi comprendere da qui, da questa esigua

spiaggia davanti al mare dell’universo,

alla luce di un sole inventato-fuoco dipinto,

un sogno, o una brama lungamente bramata.

LA VISIONE GIUSTA

di Antonella Pederiva

Cos’è la perfezione? Chi stabilisce i canoni? Qual è l’esatto punto di vista? Quale la giusta visione? Se ci sono due fili distorti in mezzo a tanti fili dritti, non è possibile che siano tutti quelli dritti ad essere sbagliati?

(Antonella Pederiva)

foto web

“Ci sentivamo fuori posto, ma era normale per due come noi che non potevano mai essere al posto giusto nel momento giusto. Eravamo i controcorrente, gli emarginati. Il cappellaio e io eravamo fili distorti in un arazzo perfetto”

(Alice in Wonderland)

ADDIO A ROBERTO CALASSO,SCRITTORE E PENSATORE …

di Antonella Pederiva

Cordoglio e lutto nel mondo della letteratura. Se ne è andato per sempre, a Milano, dopo una lunga malattia, Roberto Calasso, fondatore, presidente e consigliere delegato della casa editrice Adelphi, nato a Firenze il 30 maggio del 1941, una vita spesa tra i libri, uno scrittore non classificabile nei generi canonici, uno scrittore originale che ha saputo fondere il saggio con il racconto, la narrativa con la poesia, la storia con il mito, la filosofia con la religione, l’antico con il moderno, l’oriente con l’occidente. Uno scrittore unico e innovativo, critico e non convenzionale che ha saputo spiegare i giorni nostri con i giorni di ieri. Un uomo in ricerca di conoscenza che indagò la psiche umana e la sua coscienza, un investigatore dell’ignoto, di ciò che non è numerabile e quantificabile. Numerosissime le sue opere, tradotte in 28 lingue e pubblicate in 29 paesi, tra cui spiccano “Le nozze di Cadmo e Armonia” (1988), “Il rosa Tiepolo” (2006) e L’ardore (2010), traduzione di “tapas”, parola affine al tepor, qualcosa che brucia, il sentimento di essere vivi, l’origine stessa non solo del pensiero ma del mondo, centrato soprattutto sul mondo del Veda, un “sapere” che comprendeva in sé tutto, dalla più piccola molecola all’infinita grandiosità dell’universo e che comparve più di tremila anni fa nell’India del Nord; un libro che si conclude con un confronto molto significativo tra il mondo attuale e quello vedico, che mette in luce e che, in qualche modo, riabilita, una civiltà che non si appaga della conquista, del possesso, dell’espansione, come tante altre culture, come la nostra, ma che mette la mente e l’invisibile al centro dell’esistenza.

MAMMA, MI ABBRACCI?

di Antonella Pederiva

Mamma mi abbracci? Certo che ti abbraccio, bambino mio! Ti abbraccio perché il tempo scappa, o meglio, scappiamo noi nel tempo. Ti abbraccio perché questo momento non ritornerà mai più. Sarai un uomo con mille pensieri e mille cose da fare, con tanti amici, una donna da amare. Ed io sarò vecchia e stanca; forse la mia testa non funzionerà più così bene, forse le mie mani saranno aride e le mie braccia pesanti. Forse non ci sarò e non ci saranno più momenti per abbracciarti. Ti amerò sempre mamma…..anch’io, amore mio….

(Antonella Pederiva)

IL VOLTO DI DIO

di Antonella Pederiva .

Quando si pensa di dare un volto a Dio, si pensa ad un vecchio uomo con la barba bianca, confondendo la saggezza con l’età e con il sesso. Dio ha forse sembianza maschile? O Dio è donna? Una volta Papa Luciani, scandalizzando tutti disse che Dio era Madre. Io, se proprio dovessi dare un viso a Dio, gli darei il viso di un bambino. E gli affiancherei una bimba, perché in due ci si diverte di più. È dalle mani e dalle menti dei bambini che nascono le cose migliori.

(Antonella Pederiva)

LA BOLLA

di Antonella Pederiva

Fu quando mi accorsi

che c’ero io

nella bolla da cui cadeva la neve

che mi colse lo sgomento.

Appoggiai le mani

sulla nuda plastica

cercando invano una via d’uscita.

Ma la neve continua a cadere

scossa da forze

che non riuscivo a fermare

e mi ritrovai a terra

madido di sudore e di pianto

consapevole finalmente

della mia prigionìa,

spogliato completamente

della mia arroganza.

Alzai il capo

per vedere di riuscire almeno

a scorgere un raggio di sole

ma il cielo sembrava velato

da oscure nuvole minacciose.

“Così è così”, pensai,

“che si sente il leone in gabbia

lontano dalla sua terra

e dalle sue abitudini,

dalla sua famiglia e dai suoi affetti.

Così è così che si sente

il canarino

costretto per sempre

a cantare la sua pena”.

Andai dai miei amici

e li chiamai, li implorai

ad uno ad uno,

ma erano troppo indaffarati

a plasmare pupazzi

per accorgersi di me.

La mano continuava intanto

a scuotere la bolla.

Antonella Pederiva ©

SIGNORI! RITORNIAMO IN NOI!

Di Antonella Pederiva

Alcune persone, in questi giorni hanno ritenuto doveroso cancellarsi dalla lista degli “amici” del mio profilo fb. Non mi è difficile immaginare che sia per la mia presa di posizione in difesa della libertà di scelta. Badate bene! Non in difesa di pro vaccino o di novax! In difesa di una libertà sancita dal governo, sancita dalla Costituzione e dal Consiglio d’Europa. Signori! Non mi sto inventando nulla! È tutto scritto nero su bianco! Ma accetto serenamente la vostra decisione e la decisione di quanti vorranno seguire questa strada, andandosene. Io non ho mai escluso nessuno per le sue idee, anche se contrarie alle mie, privilegiando sempre il confronto, pur se animato… ma rispetto anche questa vostra libertà di scelta. Sappiate solo che per me, per la mia coscienza, per gli ideali che ho sempre perseguito, una libertà costituzionale è una libertà costituzionale! Nulla può scalfire questa mia certezza, una delle poche certezze che ho. Poco importa se io sia vaccinata o non vaccinata, per convinzione o effettivo impedimento motivato da problemi di salute. Poco importa. Il mio essere intrinseco mi impedisce di assoggettarmi a questo clima discriminatorio che sta mettendo uomo contro uomo, che fomenta l’odio e che divide. Ritorniamo in noi e pensiamo alle conseguenze di simili atteggiamenti. Ho sempre avuto timore del Covid, e chi mi segue veramente, lo sa. Lo ho sempre temuto e rispettato, cercando di proteggere me stessa e i miei cari in tutti i modi possibili. Ho pianto per il dolore dell’umanità e per la perdita di affetti importanti. Neppure per un attimo ho sottovalutato la portata di questa pandemia. Anzi! Le vostre paure sono le mie paure. Lo Stato ha messo a disposizione della collettività un vaccino, avrei tanto voluto che avesse speso uguali risorse, mezzi e fondi, anche nella ricerca di una cura che ci mettesse in condizione di non temere questo nuovo virus, né più né meno come non temiamo gli altri virus che quotidianamente incontriamo sulla nostra via. Ma tant’è, abbiamo il vaccino, anzi più di uno, tanto da avere l’imbarazzo della scelta, se fosse possibile sceglierlo. Abbiamo un vaccino che lo Stato vorrebbe poter rendere obbligatorio senza dover però rispondere delle conseguenze che potrebbe causare, nel caso non rispondesse ai requisiti. Requisiti che ci piacerebbe, che mi piacerebbe enormemente, ci fossero ma che, in realtà, non ci sono, o meglio, ci sono solo in parte. Lo Stato sa bene di non poter garantire questi requisiti, lo ammettono anche i suoi organi sanitari, lo ammette il mondo intero. E allora gioca la carta della divisione, gioca la carta della pubblica condanna, butta il sasso e ritira la mano. Sei libero ma, se scegli diversamente da come voglio io, ti do in pasto alla pubblica condanna morale, ti privo della tua quotidianità, dei tuoi svaghi, ti confino in un’area a te riservata, ché tutti abbiano a farti scontare la tua colpa. No, signori! Io non ci sto. Se il vaccino è veramente la soluzione di questa pandemia, se lo Stato ne è veramente convinto come vuol far credere alla gente, deve smetterla di lanciare anatemi e predicare contro l’ignoranza dei suoi cittadini. Se tutti gli Stati della Terra hanno la convinzione che il vaccino salverà il mondo, gli Stati devono agire attraverso atti concreti, decisioni importanti e risolutive, abbattere le titubanze attraverso prese di posizione responsabili. Io resto in attesa. Difendo, come ho sempre fatto, la legalità, ubbidisco, come ho sempre fatto, alle disposizioni di legge, ma continuo a difendere i diritti e la libertà, ripudiando, come ho sempre fatto, l’ipocrisia.Grazie a chi resta, anche nel confronto. Un abbraccio a voi, Antonella.