DI NOTTE SOGNO….di PABLO NERUDA

di Antonella Pederiva .

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Di notte sogno che tu e io siamo

due piante che son cresciute

insieme con radici intrecciate e

che tu conosci la terra e la

pioggia come la mia bocca, perché

di terra e di pioggia siamo fatti….

Pablo Neruda

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ABBIAMO PERSO IL SENSO DI CHI SIAMO

di Antonella Pederiva .

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Abbiamo dimenticato cosa significhi fermarsi a respirare l’aria, a bere l’acqua, ad annusare il vento, a sentire il caldo del sole sulla pelle. Abbiamo dimenticato di essere vivi e di essere cellule dell’Universo. Abbiamo dimenticato di puntare gli occhi al cielo, sotto questa volta trapuntata di stelle. Abbiamo sbagliato a definire l’orizzonte, lo abbiamo fatto finire dove si fermano di vedere gli occhi. Abbiamo perso il senso di chi siamo.

Via Lattea, 200 miliardi di stelle, la galassia in cui si trova il nostro sistema solare, un piccolo punto verso il basso dell’immagine. Da spettatrice osservo i nostri affanni quotidiani, le invidie, i malumori, le liti, le gelosie, la nostra arroganza, il nostro bisogno di affermare una superiorità. Piccoli punti che si perdono, che si sono perduti, che hanno perso la visione della realtà.

(Antonella Pederiva)

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TI ASCOLTO

di Antonella Pederiva .

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Quanto siamo abituati ad ascoltare gli altri? Quanto siamo CAPACI di ascoltare gli altri? O piuttosto aspettiamo solo il nostro turno per parlare? La nostra sofferenza ci pare talmente sempre maggiore di quella altrui che i nostri problemi sovrastano quelli degli altri e ascoltiamo sì, ma senza veramente ascoltare, senza comprendere, in un dialogo che, spesso, non solleva l’anima ma la appesantisce e ci fa sentire più soli di prima. Pochi, veramente pochi, possiedono la dote dell’ascolto, l’umiltà di tacere, la sensibilità di un silenzio partecipe. Bellissima questa riflessione del maestro spirituale buddista Thich Nhat Hanh:”Quando una persona parla, nessun altro parla o interrompe, e le viene dato tutto il tempo di cui sente di aver bisogno. Si ascolta senza aspettare di rispondere. Si ascolta con profonda attenzione, in modo che la sofferenza di chi parla possa essere trasformata dall’ascolto….Non è di risposte che abbiamo bisogno, ma di ascolto profondo.”(Antonella Pederiva) Emmeavideopoetry.com

SONO UN POETA

di Antonella Pederiva .

La poesia è la strada del sentire, una fitta foresta intricata di pensieri. Nell’ingarbuglio delle emozioni il poeta intravede la luce del verso e l’afferra, come un bambino che cattura la mano di sua madre.

La mia poesia finalista al Premio Internazionale “Il Federiciano” di Rocca Imperiale, edizione 2017.

SONO UN POETA

Io scrivo

le mie

immagini

e il mio

Dolore.

Misere parole

a cui

tu non dai

mai un senso.

Sono un poeta

inutile strumento

che traccia

segni

su affreschi

di sabbia.

(Antonella Pederiva) Emmeavideopoetry.com

LA STORIA DELLA SETTIMANA. ORIGINE.

di Antonella Pederiva .

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I nomi dei giorni della settimana, (da septimus, settimo, sette giorni) sembra abbiano (anche se alcune fonti lo smentiscono) la loro origine nella culla della civiltà, la Mesopotamia, oltre 5 mila anni fa e, in particolare, dalla tradizione sumera alla quale si deve anche l’arrotondamento del ciclo lunare in un tempo di 28 giorni, di 4 periodi ciascuno di 7 giorni: luna piena, luna calante, buio di luna e luna crescente.

I popoli della Mezza Luna fertile erano astronomi formidabili, capaci di creare i primi calendari per tracciare e prevedere il movimento della Luna e dei Pianeti. Il sistema fu poi adottato, sempre in Mesopotamia, dai babilonesi e da questi passò al mondo mediterraneo. Successe così che Saturno venisse associato alla rigenerazione dell’agricoltura, Venere all’amore e alla riproduzione, Marte alla guerra, Mercurio ai mercati e ai viaggiatori, Giove ai fulmini e ai tuoni.

Perché sette? Perché gli antichi non conoscevano ancora l’esistenza degli ultimi tre pianeti del sistema solare (Urano, Nettuno e, Plutone furono scoperti più tardi, rispettivamente nel 1781 da Herscel, nel 1846 da Le Verrier, e nel 1915 da Lowell e Tombaugh) e si basavano sui sette corpi celesti visibili ad occhio nudo, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno e, naturalmente, il sole e la luna. Successivamente, la suddivisione della settimana in sette giorni fu adottata dai greci e dai romani e, a partire dal secolo IV, anche dalle popolazioni germaniche. Interessante notare come questa divisione in sette giorni fosse condivisa anche da popoli lontanissimi come l’India, la Cina, il Tibet, la Corea e il Giappone.Nell’antichissima tradizione astrologica Indiana, infatti, i nomi dei giorni della settimana derivano esattamente dagli stessi astri: Surya (Sole), Soma (Luna), Mangala (Marte), Budha (Mercurio), Guru (Giove), Shukra (Venere), Shani (Saturno).

Tornando alla Mesopotamia, il lunedì era il giorno della Luna (latino: Lunae dies), martedì di Marte (Martis dies), mercoledì di Mercurio (Mercuri dies), giovedì di Giove (Iovis dies), venerdì di Venere (Veneris dies). Sabato era in origine il giorno di Saturno (Saturni dies) tanto che la denominazione si ritrova nell’inglese Saturday.

Con il diffondersi in Occidente del cristianesimo, il termine ebraico “shabbat”, ovvero “giorno di riposo”, sostituì in molte lingue il nome pagano.

Per quanto riguarda la domenica, prima dell’avvento del Cristianesimo, questo giorno corrispondeva al dies solis, cioè il “giorno del Sole” in onore della divinità del Sol Invictus. Ancora oggi questa denominazione si è conservata nelle lingue germaniche come nella lingua inglese Sunday, o nella lingua tedesca Sonntag.Il celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380, in cui l’imperatore stabilì che l’unica religione di stato era il Cristianesimo, bandendo ogni altro culto, pose le basi all’attuale nome del settimo giorno. Il 3 novembre 383 il dies Solis venne rinominato dies dominicus (Giorno del Signore), in cui i cristiani fanno memoria della Resurrezione di Cristo, ed è in tale forma che è giunto fino a noi.

(Antonella Pederiva)

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SOSPIRATA NOTTE

di Antonella Pederiva .

Foto: Fotogramma dal film “Romeo e Giulietta” del 1968, diretto da Franco Zeffirelli, trasposizione dell’omonima opera teatrale di William Shakespeare, con Leonard Whiting e Olivia Hussey.

Serena è la notte per chi ha il cuore in pace e non teme i fantasmi del rimorso. Amica è la notte per chi ama il silenzio. Dolce è la notte per chi ama. Malinconica la notte per chi si strugge nel ricordo di un amore andato. Triste la notte per chi non è riamato. Sospirata notte per il poeta. Che raccoglie e scrive ogni respiro. (Antonella Pederiva)

LA NOSTRA LUCE

di Antonella Pederiva .

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Non abbiamo bisogno di oscurare gli altri per brillare. La mia luce non disturba la tua luce. In due illuminiamo meglio. In tre ancor di più. E il mondo ha bisogno di luce. Di molta luce. Io seguo la mia strada, tu segui la tua strada. Non imito. Traccio. E tu tracci. Conduco il mio gioco, ma non manipolo nessuno. Sono umile nel mio cammino. Lodo ciò che fai, non ti lusingo e non cerco nemmeno io lusinghe. Cerco sincerità.

(Antonella Pederiva) “Benedetto colui che ha imparato ad ammirare, ma non a invidiare, a seguire ma non a imitare, a lodare ma non a lusingare, a condurre ma non a manipolare” .William Arthur Ward, scrittore (Louisiana, 17 dicembre 1921 – 30 marzo 1994). Emmeavideopoetry.com

GLI UOMINI CHE SI VOLTANO E LA POETICA DI MONTALE

di Antonella Pederiva .

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“[…] Codesto solo oggi possiamo dirti,ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, (“Non chiederci la parola” da “Ossi di seppia”).

L’unica certezza è l’incertezza per EUGENIO MONTALE. Fugge dalla presunzione di avere ogni risposta, il poeta, fugge dall’inganno delle verità assolutiste ed assolute. È lontano, Montale, dalla supponenza di certi poeti aulici che, dall’alto della loro tecnica, dispensano parole distanti dalla realtà e dai sentimenti del quotidiano. Lo scopo della poesia non è forse toccare le corde del cuore dell’Uomo e dar voce alle emozioni di ognuno, simboleggiando qualcosa di più profondo?

“Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta Anguilla […]” (“I limoni” dalla raccolta “Ossi di seppia”)

Il riferimento a D’Annunzio è evidente anche se dall’Immaginifico, prende a spunto, proprio in questa poesia, alcuni riferimenti, adattandoli e quasi sfidandoli su un terreno più umano e meno aristocratico, contrapponendogli una prospettiva esistenziale più rappresentativa della condizione umana. E cos’è l’uomo se non cambiamento, cosa la vita se non trasformazione o lenta evoluzione? Si muta, e il nostro mutare non sempre si accompagna. A volte resta solo. A volte lo era già. “Probabilmente non sai più chi sei stata, ed è giusto che sia così”. Camminiamo incolonnati, altro non possiamo, anche se, scendendo le scale, noi, soli viventi tra cadaveri in maschera, vedemmo qualcosa di diverso. Fu quell’attimo in cui capimmo di essere il centro a cui si tira con l’arco dal baraccone. Quel baraccone che ci stritola e ci chiude, prigionieri di un ingranaggio più potente di noi.

di Eugenio Montale:

GLI UOMINI CHE SI VOLTANO

Probabilmente

non sei più chi sei stata

ed è giusto che così sia.

Ha raschiato a dovere la carta a vetro

e su di noi ogni linea si assottiglia.

Pure qualcosa fu scritto

sui fogli della nostra vita.

Metterli controluce è ingigantire quel segno,

formare un geroglifico più grande del diadema

che ti abbagliava.

Non apparirai più dal portello

dell’aliscafo o da fondali d’alghe,

sommozzatrice di fangose rapide

per dare un senso al nulla. Scenderai

sulle scale automatiche dei templi di Mercurio

tra cadaveri in maschera,

tu la sola vivente,

e non ti chiederai

se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione

e chi di noi fosse il centro

a cui si tira con l’arco dal baraccone.

Non me lo chiedo neanch’io. Sono colui

che ha veduto un istante e tanto basta

a chi cammina incolonnato come ora

avviene a noi se siamo ancora in vita

o era un inganno crederlo. Si slitta.

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LA LETTERA AL FIGLIO DI JOSEPH RUDYARD KIPLING. SE (IF).

di Antonella Pederiva .

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Tra le tante incombenze di ogni giorno, trovare il tempo per leggere e PENSARE. Usare il mezzo tecnologico per acquisire conoscenze e trasmettere emozioni. L’uomo è l’unico essere vivente che diventa schiavo delle cose che crea.

Stamani, per chi ne ha voglia e sa trovare il tempo, vi propongo questa chicca di JOSEPH RUDYARD KIPLING, scrittore e poeta inglese (Bombay 1865 – Londra 1936), cresciuto tra Inghilterra e India, tra i più noti ed innovativi autori di libri di avventura e per ragazzi. Una scrittura, la sua, basata su una visione strettamente correlata alla realtà e avvolta, contemporaneamente, in un alone fantastico, capace di catturare ogni senso, entusiasmante e avvincente. Le sue poesie, i suoi romanzi e racconti, molti dei quali di ambientazione indiana, evocano immagini di straordinario vigore e rilievo, sensazioni e suggestioni di rara intensità. Identificato come il cantore dell’imperialismo britannico, Kipling ha saputo ambientare gli ideali in un ricchissimo immaginario, senza però perdere di vista i lati più aspri e crudi del dominio coloniale. Raggiunse la notorietà con le poesie Barrack-room ballads (1892) a cui seguirono i suoi capolavori: The jungle book (1894), The second jungle book (1895), Captains courageous (1897) e Kim (1901).

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo è stato tra gli scrittori più famosi del Regno Unito.

Nel 1907, fu insignito del Premio Nobel per la letteratura, primo scrittore in lingua inglese a ricevere il premio a 41 anni, il più giovane finora. Chiamato per il British Poet Laureateship e diverse volte per un cavalierato, rifiutò entrambi.

Dopo la sua morte nel 1936, le sue ceneri furono sepolte all’angolo dei poeti, parte del transetto sud dell’Abbazia di Westminster .

SE (IF)

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te la perdono, e te ne fanno colpa. Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano, tenendo però considerazione anche del loro dubbio. Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare, o essendo calunniato, non rispondere con calunnia. O essendo odiato, non dare spazio all’odio, senza tuttavia sembrare troppo buono, nè parlare troppo saggio; se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone; se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo. Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina e trattare allo stesso modo questi due impostori. Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi, o a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte. E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi. Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune. E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce, E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio senza mai far parola della tua perdita. Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi nel sentire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti, e a tenere duro quando in te non c’è più nulla se non la volontà che dice loro: “Tenete duro!” Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù, o passeggiare con i Re, rimanendo te stesso, se nè i nemici nè gli amici più cari potranno ferirti, se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo. Se saprai riempire ogni inesorabile minuto dando valore ad ognuno dei sessanta secondi, tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa, e, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio!

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BUON INIZIO DI FEBBRAIO

di Antonella Pederiva .

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Buon inizio di Febbraio ,a tutti coloro che mi seguono sulle mie pagine e che “ci” seguono su Emmeavideopoetry.com, il sito che condivido con Marco Bartolomei.Il nome del mese deriva dal latino februare, che significa “purificare” o “un rimedio agli errori” dato che nel calendario romano febbraio era il periodo dei rituali di purificazione, tenuti in onore del dio etrusco Februus e della dea romana Febris. Un nome che si spera essere di buon auspicio, in questo periodo così difficile per l’umanità. Ricordiamo sempre che per noi è un periodo che ha avuto un inizio e che avrà una fine. Tanti nostri simili, uomini, donne, bambini, da tempo, vivono periodi interminabili di dolore e di miseria, di privazioni e di necessità essenziali vietate. Non chiudiamoci nei nostri egoismi, non restiamo indifferenti, apriamo gli occhi verso le sofferenze degli altri. Agiamo o testimoniamo, secondo le nostre possibilità.

(Antonella Pederiva) Emmeavideopoetry.com

februare

di Antonella Pederiva .

fonte / meteoweb

Buona sera a tutti voi che ci seguite e buon inizio di febbraio.
Il nome del mese deriva dal latino februare, che significa “purificare” o “un rimedio agli errori” dato che nel calendario romano febbraio era il periodo dei rituali di purificazione, tenuti in onore del dio etrusco Februus e della dea romana Febris. Speriamo davvero che questo nome sia di buon auspicio per noi tutti e per l’umanità…..❤️🍀