ANALISI DEL PENSIERO da “Fiore di Loto” (Aletti Editore)

di Antonella Pederiva .

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Correva l’anno 2018 quando scrissi questa poesia. Il 2020 era ancora futuro non prossimo e quella infinitesimale presenza chiamata virus doveva ancora far capolino nelle nostre vite, scompigliando le carte e confondendo le idee, sollevando dubbi, ponendo ostacoli e creando caos nelle nostre consolidate abitudini. Lo scorrere lento delle certezze veniva meno e si perdeva nei corpi esanimi, nei lamenti di chi restava a piangerli e nella rabbia di chi si rifiutava di credere, di chi credeva ed aveva paura, di chi si ribellava e di chi pregava. Di chi si rassegnava all’ineluttabile destino di essere umano in lotta contro altro essere, abitante di una Terra composta da tante entità. Non più dominatore incontrastato ma, per una volta, sbigottita preda.

ANALISI DEL PENSIERO

Da dove arrivi?

Combinazione chimica

di elementi

o soffio di Dio?

Ignoranza di sé stesso,

l’essere superiore,

il dominatore, il manipolatore

dei geni,

il trasformatore

non ha coscienza

di chi sia.

E basta un nulla,

un click,

un arresto in catena

di montaggio,

un intoppo

di programmazione,

un alito di vento,

perché il sacco

inesorabilmente

ricada su di sé.

(Antonella Pederiva)

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DESTINO

di Antonella Pederiva .

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Mi affascina l’argomento “destino”. Esiste forse il destino? Qualcuno un giorno mi aveva predetto …e non continuo…magari davanti ad una tazza di tè potrei raccontarvi una storia, non certo qui, nascosta dietro a un congegno. Quanto siamo padroni delle nostre scelte e quanto influiscono le nostre decisioni? Certo è che in un attimo tutte le nostre certezze possono vacillare. Basta un contrattempo, uno sguardo, un gesto per deviare dalla nostra rotta. E sì che l’avevamo studiata, programmata, firmata. Non decidiamo noi chi incontrare. Decidiamo noi chi ignorare. Decidiamo anche di non ascoltare la voce delle nostre emozioni. Il nostro intuito. Ma forse la vita è un cerchio e ci riporta indietro.(Antonella Pederiva)

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GANDHI E LA FORZA DELLA FRAGILITÀ

di Antonella Pederiva .

“La forza non deriva dalla capacità fisica ma da una volontà indomita”. È tutto racchiuso in questa frase il pensiero di Mohandas Karamchand Gandhi, uno dei maggiori simboli del pacifismo novecentesco, un uomo apparentemente e fisicamente fragile che riuscì a mobilitare migliaia di persone con il suo carisma, la sua personalità e fortitudine, con il coraggio delle proprie idee.

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In Sudafrica Gandhi fu insignito del titolo onorifico Mahatma, che significa “venerabile”, “grande anima”, in segno di riconoscimento per gli oltre vent’anni dedicati alla lotta alle discriminazioni e intolleranze subite dalle minoranze indiane locali, titolo che non accettava di buon grado, perché riteneva che non esistesse la distinzione tra grandi e piccole anime e che tutti gli uomini avessero pari dignità. L’India, invece, lo porta nel cuore col soprannome di Bapu, cioè “papà”, è infatti grazie a lui che il popolo indiano ottenne nel 1947 l’indipendenza dalla Gran Bretagna. “Il genere umano può liberarsi della violenza soltanto ricorrendo alla non-violenza. L’odio può essere sconfitto soltanto con l’amore. Rispondendo all’odio con l’odio non si fa altro che accrescere la grandezza e la profondità dell’odio stesso”.

Un fine, la violenza, che non giustifica i mezzi: nessun mezzo violento arriverà mai a produrre fini buoni, non sarà mai un mezzo violento a portare alla Verità, non esistono scopi che giustifichino un mezzo violento, la ricerca della verità segue strade interdette alla violenza. In ogni ambito, che sia religioso, morale, sociale o politico la ricerca della verità passa, sempre, attraverso il dharma, o “legge cosmica” e attraverso tutte le azioni giuste che permettono all’Universo di mantenere l’ordine, contrapposizione del caos.

Le altre due basi sulle quali poneva le sue fondamenta il credo gandhiano furono: l’autodeterminazione dei popoli, (fondamentale il fatto che gli indiani potessero decidere come governare il loro paese, poiché la miseria nella quale si trovavano dipendeva dallo sfruttamento delle risorse da parte dei colonizzatori britannici), e la tolleranza religiosa; le religioni viste come strade diverse che devono però convergere nello stesso punto, ancora e sempre, la ricerca della verità.”Non conosco peccato più grande di quello di opprimere gli innocenti in nome di Dio”.

Essere religiosi, per Gandhi, non significa essere disposti ad accettare le forme di oppressione di derivazione religiosa; lo testimonia la lotta che, per tutta la vita, lui, profondamente indù, condusse contro tradizioni indù come il matrimonio infantile o la prostituzione nei templi.Un uomo, Gandhi, che seppe con il suo esempio, con la sua determinazione ma, soprattutto, con la sua azione, cambiare il mondo; una piccola goccia che trascinò con sé un’altra goccia, un’altra e un’altra ancora, fino a trasformarsi in onda, fino a diventare mare. “Noi non siamo altro che lo specchio del mondo. Tutte le inclinazioni presenti nel mondo esterno sono da ricercare nel mondo del nostro corpo. Se riusciamo a cambiare noi stessi, anche le inclinazioni del mondo esterno cambiano. Quando cambiamo la nostra natura, anche l’atteggiamento del mondo verso di noi cambia. Questo è il mistero divino supremo. E’ una cosa straordinaria, è la fonte della felicità. Non abbiamo bisogno di aspettare di vedere cosa fanno gli altri”. Non abbiamo bisogno di vedere cosa fanno gli altri, il cambiamento siamo noi, ed è da ognuno di noi che saranno decise le sorti del mondo.

Il 30 gennaio 1948, a Nuova Dehli, Gandhi venne raggiunto da 3 proiettili, a distanza ravvicinata. Erano le 17.46 quando fu ufficialmente divulgata la notizia del decesso.Chi lo uccise fu Nathuram Godse, fanatico indù.

“Prendi un sorriso, regalalo a chi non l’ha mai avuto. Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte. Scopri una sorgente, fa bagnare chi vive nel fango. Prendi una lacrima, posala sul volto di chi non ha pianto. Prendi il coraggio, mettilo nell’animo di chi non sa lottare. Scopri la vita, raccontala a chi non sa capirla. Prendi la speranza, e vivi nella sua luce. Prendi la bontà, e donala a chi non sa donare. Scopri l’amore, e fallo conoscere al mondo”. Emmeavideopoetry.com

MARIO QUINTANA. IL POETA DELLE PICCOLE COSE

di Antonella Pederiva .

Dalla biografia di Mario Quintana. Grande poeta brasiliano morto nel 1994. Il poeta della semplicità e delle piccole cose, come si definiva. Faccio mie le sue parole. Perché non esiste poesia senza inquietudine:

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Sono nato ad Alegrete, il 30 luglio 1906. Credo che sia la cosa più importante che mi sia capitata. E ora, ecco, mi chiedono di parlare di me. Bene! Ho sempre pensato che ogni tipo di confessione che non sia trasfigurata dall’arte sia indecente. La mia vita è nelle mie poesie, io sono le mie poesie, non ho mai scritto, nemmeno una virgola, che non fosse una confessione. Ma da me si vogliono dettagli… D’accordo! Ho 78 anni senza età. Di età ce ne sono due: o sei vivo o sei morto. L’ultimo caso è l’età più importante, visto che ci è stata promessa l’eternità. Sono nato nel rigore invernale a un grado e prematuro, per di più: complessato di non essere ancora pronto. Fino al giorno in cui scoprii che uno così completo come Winston Churchill era nato prematuro e che lo stesso era capitato a sir Isaac Newton! Excusez du peu… Preferisco citare l’opinione che gli altri hanno di me. Dicono che sono modesto. Al contrario, sono così orgoglioso da pensare che non ho scritto nulla al mio livello. Poiché la poesia è insoddisfazione, un anelito di autosuperamento. Un poeta soddisfatto, non soddisfa. Dicono che sono timido. Niente affatto! Sono silenzioso, introspettivo. Non capisco perché sottopongano a trattamento chi è introverso. Solo perché non possono essere belli come gli altri? Emmeavideopoetry.com

LE COSE PIÙ LEGGERE DI MARIO QUINTANA

di Antonella Pederiva .

C’è una innaturale e aristocratica tendenza in chi scrive di ricercare e legare tra loro parole atte a confondere le menti e ad ingarbugliare i pensieri. Io penso, invece, che il segreto per arrivare al cuore di chi legge sia la semplicità. Mario Quintana. Un poeta che non ha bisogno di stravolgere i concetti e che ha fatto della semplicità la sua ragione di scrivere. (Antonella Pederiva)

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“Alla fine scoprirai

che le cose più

leggere son le uniche

che il vento non è riuscito a portar via

un ritornello antico

una carezza al momento giusto

lo sfogliare un libro di poesie

l’odore stesso che aveva un giorno il

vento”.

“En fin tú has de saber que las cosas más leves

son las únicas que el viento no consigue llevar:

un estribillo antiguo

un cariño dado en el momento preciso

el hojear de un libro de poemas

y el aroma que tenía un día el propio vinto”.

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VIANDANTI

di Antonella Pederiva .

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Continuiamo il nostro viaggio, sempre e ancora, in questa arida terra di dubbi.

da “Fiore di Loto” (Aletti Editore)

vi propongo:

VIANDANTI

Siamo viandanti

in questa

arida terra

di dubbi,

e lasciamo bivi

irrisolti,

e silenzi

a rubarci i pensieri.

Avidi beviamo

i nostri pianti

nei giorni

di arsura.

Intorno a noi

infiniti

deserti di folle

bendate.

Spettatori

ciechi

della nostra

impotenza.

(Antonella Pederiva)

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LAHORE – PASQUA 2016 da “Anima d’aquila”

di Antonella Pederiva .

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In memoria di tutte le giovani vittime della pazzia degli adulti, in memoria di tutti i bimbi che non hanno potuto diventare grandi per colpa di un odio nascosto dietro a ideologie. La malvagità è fatta di uomini insospettabili, di genitori e nonni amorevoli coi propri figli e nipoti, di vicini della porta accanto, di credenti e di uomini in preghiera, di eroi, di letterati, di medici e di laureati, di statisti e di politici, di capi di governo e di ministri, di professori ed educatori, di operai e di professionisti, dei frutti della persuasione di massa. Anno 2016 Lahore, Pakistan, nel giorno di Pasqua, una deflagrazione rubò per sempre il sorriso all’innocenza. Piansi alla notizia. Piansi molto. Come ogni volta piango quando un piccolo fiore viene strappato alla terra, in qualsiasi parte del mondo siano cresciute le sue radici, da qualsiasi spicchio di cielo sia stato illuminato, da qualsiasi mano sia stato nutrito.

Da questo pianto nacque:LAHORE – PASQUA 2016

da “Anima d’aquila”

Ti stavo spingendo

più in alto.

Ridevi.

Le tue mani

sfioravano il cielo.

Più in alto mamma,

più in alto!

Era un bel giorno

di sole.

La Pasqua del Dio

che risorge.

La vita che vince

la morte.

D’improvviso il boato.

Il sole non era

più sole.

L’aria sapeva di fumo

e di carne bruciata.

La morte che vince

la vita.

L’odio che vince

l’amore.

Le tue mani ora

toccano il cielo.

Più in alto mamma,

più in alto!

(Antonella Pederiva) Emmeavideopoetry.com

GIORNO DELLA MEMORIA. IL GIORNO DOPO.

di Antonella Pederiva .

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“Nel corso della storia, è stata l’inazione di coloro che avrebbero potuto agire; l’indifferenza di chi avrebbe dovuto sapere meglio; il silenzio della voce della giustizia quando contava di più; ciò ha reso possibile il trionfo del male”.

(Haile Selassie, ultimo imperatore di Etiopia, prima della conquista del paese ad opera dell’Italia)

Il Giorno della memoria è terminato. Si è parlato, giustamente, di Olocausto ad opera dei nazisti, tremenda pagina della nostra Storia in cui morirono tra i dieci e i quattordici milioni di persone.

Ma l’Olocausto non fu l’unico grande massacro. Di molti altri crimini si è macchiato l’Uomo nel corso degli anni. In Armenia, il numero di morti, conseguenza dell’eliminazione sistematica a cui è stata sottoposta la popolazione, dal 1915 al 1916, è stato stimato tra un milione e un milione e mezzo ma il genocidio non è stato mai riconosciuto dal governo turco. In Ucraina, nei primi anni trenta, il regime comunista di Stalin partorisce holodomor (dal russo moryty holodom, letteralmente, infliggere la morte per fame), una carestia che causa la morte di un numero di persone stimato tra i sette ed i dieci milioni, un numero che si aggiunge ai morti nei campi di lavoro in Siberia istituiti dal regime staliniano, i cosiddetti ‘gulag’, dove, secondo le stime, persero la vita all’incirca sei milioni di persone

In Cambogia, tra il 1975 ed il 1979 i Khmer rossi guidati da Pol Pot sterminano all’incirca due milioni di cambogiani su una popolazione di 7,7 milioni di abitanti.

Nel corso del conflitto in Nigeria, conclusosi nel 1970, si calcola che siano morte all’incirca due milioni di persone, soprattutto a causa di fame e malattie e che siano stati circa tre milioni i profughi in fuga dalla zona.

In Ruanda nel genocidio del 1994 morirono più di un milione di persone. Il massacro di Srebrenica, in Bosnia, è considerato uno degli stermini di massa più sanguinosi avvenuti in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Morirono più di 8000 persone ma alcune stime parlano di 10.000.

Nel 2003 il Darfur, regione nel sud ovest del Sudan, è stata sconvolta da una sanguinosa guerra tra la maggioranza nera e la minoranza araba. Oltre 400 mila i morti e 2 milioni e 800 mila gli sfollati.

E poi ancora, sono almeno 48 milioni i cinesi caduti sotto il regime di Mao tra il “Grande salto in avanti”, le purghe, la rivoluzione culturale e i campi di lavoro forzato, dal 1949 al 1975, e si calcola che oltre 1 milione di tibetani siano morti a causa delle violenze degli occupanti, quando, nel 1950, la repubblica popolare cinese invase lo Stato sovrano del Tibet, violando con tale aggressione la Legge internazionale e costringendo il Dalai Lama alla fuga in India.

A conseguenza di tutto ciò, il 90 % del patrimonio artistico e architettonico tibetano, compresi circa 6000 monumenti come templi, monasteri, e stupa, furono rasi al suolo e distrutti.

E come non parlare dello sterminio attuato dagli Stati Uniti e Canada contro i nativi americani, avvenuto dall’arrivo degli europei nel XV secolo fino alla fine del XIX secolo? Si ritiene che tra i 55 e i 100 milioni di nativi siano morti a causa dei colonizzatori, come conseguenza di guerre di conquista, perdita del loro ambiente, cambio dello stile di vita e soprattutto malattie contro cui i popoli nativi non avevano difese immunitarie, mentre molti altri, considerati barbari, furono oggetto di deliberato sterminio. Nella triste catena di violenze iniziata quando gli inglesi hanno messo piede in Australia, si calcola che, dal 1788, anno in cui si contavano circa 770 mila nativi, tra il XIX e il XX secolo, la popolazione sia stata ridotta del 90%. Nel corso degli anni, oltre alle violenze e ai massacri, anche politiche che miravano a cancellarne l’identità culturale:nel periodo compreso tra il 1910 e il 1970 migliaia di bambini aborigeni furono sottratti alle proprie famiglie e collocati in missioni cristiane dove era loro proibito parlare la propria lingua, praticare la propria cultura e rivendicare la propria identità. In Nuova Zelanda, un’altra pagina tremenda, e pochissimo conosciuta in Occidente, fu lo sterminio, ad opera dei maori, del popolo moriori, conclusosi con l’estinzione totale, nel 1933, allorché avvenne la morte dell’ultimo indigeno di sangue puro.Gulag, campi di concentramento, foibe, stermini etnici, religiosi e politici, orrori senza fine che non hanno insegnato nulla all’Umanità se, ancora oggi, chiudiamo gli occhi sulle tragedie dei nostri tempi, Siria, Yemen, Afghanistan, soprattutto, e poi Congo, Colombia, Libia, Burkina Faso e tantissimi altri che facciamo finta di non vedere, come le stime dei morti per fame, quasi 12.000 ogni giorno, circa 8000 sono bambini, che finiranno sui libri di storia come pagine infauste di umanità da ricordare in altri giorni di memoria.

Noi c’eravamo ma siamo stati in silenzio. Emmeavideopoetry.com

VIDEOPARTY DEL GIORNO DELLA MEMORIA

di marcobartolomei & antonellapederiva

L’apertura del party …ad una canzone ed un interprete che abbiamo tanto amato

AUGUSTO DAOLIO leader dei NOMADI – Augusto Daolio (Novellara, 18 febbraio 1947 – Novellara, 7 ottobre 1992) è stato un cantante italiano, cofondatore del gruppo musicale Nomadi insieme a Beppe Carletti.

I Nomadi – Auschwitz live Casalromano (MN) 1989.